19 settembre 2006

Il Venditore di Noccioline









“Bongiorno dotto’, je và de assaggià dù noccioline?”

Basso, tarchiato, canottiera e pantaloncini corti blu, occhiali da sole specchiati, ottant’anni circa.
Si siede sul lettino dove sto beatamente prendendo il sole e cercando di riposare e appoggia il cesto di noccioline tra le mie gambe. Invadente.

“Solo un pacchetto dotto’, costa n’euro!”

Mi racconta che abita a Fiumicino, lo sfratto imminente, la moglie malata, il figlio tossicodipendente.
Come faccio a spiegargli che per molti versi la mia esistenza è peggiore della sua? Apro il portafoglio, prendo un euro e glielo porgo, ottenendo in cambio un pacchetto di noccioline.

Purchè scompaia.
Per sempre.

11 settembre 2006

Quattro Amici








Nonostante i suoi sedici anni, era consuetudine per lei andare in discoteca ogni sabato sera con i suoi amici, tutti e quattro più grandi di lei.

Li conosceva da sempre, erano i suoi migliori amici.

Quella sera, una come tante, all’uscita dal locale la portarono con la forza in un casale abbandonato vicino al fiume ed abusarono di lei, della sua verginità, tutti quanti, uno dopo l’altro, le sue urla e le sue lacrime non riuscirono a fermarli.

Mentre l’ultimo di loro ancora la penetrava con violenza nel corpo e nell’anima, capì che avrebbe dovuto rivedere attentamente in futuro la sua idea di amicizia.

Quella stessa che l’aveva portata forse a perdersi per sempre.

01 settembre 2006

Sogni Infranti










Era partito con la famiglia da un misero villaggio di capanne vicino a Karthoum.

A dorso di cammello avevano viaggiato per settimane attraversando tutto il Sudan e scendendo dal deserto della Libia verso la piana di Bengasi,

Ai loro negrieri avevano dato cinquecento dollari ognuno, i risparmi di una vita.

Erano saliti, in quaranta, su una barchetta con fori riparati in più punti, un piccolo motore fuoribordo come unica spinta disponibile.

Ben presto si erano persi nelle acque tutte uguali del mediterraneo e vagavano ormai senza una mèta, la nafta finita da un pezzo.

Senza cibo né acqua, torturati dalla salsedine e dal caldo, morirono in tanti.

Quando morì lui, lo misero in un sacco di plastica e lo buttarono in mare.

Si chiamava Asim, aveva solo 8 anni ed il suo sogno d’Italia s’era infranto per sempre.

26 agosto 2006

Haifa










Il sole era già alto nel cielo quella domenica quando il primo missile Katyusha arrivò sulla città di Haifa, abbattendo il muro di divisione di una villetta bifamiliare della periferia.

Le due famiglie che la abitavano erano andate insieme al mare.

Una, quella di Ibrahim, era Palestinese, l’altra, quella di Amos, Israeliana.

Ibrahim ed Amos erano amici da sempre, fin dai tempi della scuola e lo stesso succedeva oggi ai loro figli.

Tornati dal mare, di fronte al fumo che si alzava alto nel cielo sulle rovine delle loro case, Ibrahim ed Amos si abbracciarono e piansero insieme lacrime amare, giurando, ognuno sul proprio Dio, che le cose sarebbero tornate presto come prima.

Qualcuno aveva cercato di cambiare per sempre le loro vite e la loro amicizia.

Non c’era riuscito.

27 luglio 2006

Sorrisi Scomparsi (*)









Quella mattina la incontrai appena fuori dal mio portone, anche lei come me in giro per la solita passeggiata con il cane.

Era come sempre sorridente, frizzante, elegantemente vestita in modo da non tradire i suoi quasi settant’ anni.

Passeggiammo insieme per un po’, poi le nostre strade si divisero ed io portai con me il suo sorriso sincero e carezzevole.

Come tutti i giovedì era il giorno della spesa al supermarket lì vicino ed anche quella volta non mi sottrassi a quell’impegno.

Stavo ancora tirando fuori le buste dalla macchina quando vidi il lenzuolo bianco steso sul marciapiedi ed una gran folla intorno.

Sotto quel lenzuolo, mi dissero, c’era lei…
ma non volli vedere per paura di dimenticare per sempre il suo sorriso.
(*) dedicato a Silvia

20 luglio 2006

Il Suonatore di Fisarmonica









Mentre camminavo lungo le strade di Ostia affollate di bagnanti fui risvegliato da un effluvio di note dolci e tristi che mi arrivava da una direzione indefinita in mezzo alla folla.

Seguii quelle note come un cacciatore segue le orme della sua preda.

A un certo punto capii di essere arrivato.

Un vecchio, lacero e sporco, sedeva su un seggiolino di vimini sorreggendo la sua vecchia e malridotta Soprani.

Mi avvicinai lentamente e il suo viso si aprì in un sorriso silente.

Gli chiesi se conoscesse il Bolero di Ravel e prontamente intonò per me quella melodia così familiare.

Più tardi, quando entrai nel bar lì vicino per una bibita, mi dissero che era completamente sordo.

13 luglio 2006

Notte di Luglio










L’avevo incontrata su una chat, un pomeriggio qualunque di un giorno qualunque.

Lei non sembrava affatto una qualunque e quando passammo dal PC al telefono e ne udii la voce la mia mente cominciò a fantasticare di forme e colori inusuali.

Ci incontrammo quella sera stessa, parlammo a lungo, entrambi svelando noi stessi strato per strato come buccie di cipolla, lentamente, aprendoci fiduciosamente l’uno all’altra.

Ci abbracciammo teneramente, nel silenzio più assoluto, accarezzati entrambi dal calore della luna piena sopra di noi.

La ricordo così, silente e fiduciosa, il cuore che batteva all’impazzata rivelando emozioni primordiali e sconosciute.

Non l’ho più vista da allora, ma ogni volta che guardo alla luna ripenso a lei…